Il 1 luglio l’area metropoliana di Buenos Aires, capitale compresa, torna a una quarantena rigida. È lì che si concentra il 95 per cento dei casi di coronavirus in Argentina, vero epicentro della pandemia nel paese sudamericano. Le ultime 24 ore hanno segnato un nuovo record di decessi: sono 48 i morti riconducibili alla pandemia, dalla scoperta del primo contagio, il 3 marzo scorso. Finora i casi di Covid-19 in Argentina sono 62.268 per un totale di 1.283 pazienti che hanno perso la vita.

Il governo nazionale è in stato di allerta avendo accertato che sono 585 i posti di terapia intensiva occupati da pazienti che hanno contratto il nuovo coronavirus. Il che vuol dire un livello di occupazione che raggiunge il 50,6 per cento a livello nazionale e del 55,9 per cento nell’area metropolitana della capitale.

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È anche questa la ragione che ha portato l’esecutivo federale, il governatore della provincia di Buenos Aires e il governatore della capitale a trovarsi d’accordo nell’applicazione di misure di contenimento rigide fino al 17 luglio. A partire da questa data, in caso di non peggioramento della situazione sanitaria, Horacio Rodríguez Larreta, sindaco di Buenos Aires, sarebbe orientato a una riapertura delle attività.


Dal canto suo, il presidente, Alberto Fernández, difende la sua linea: la salute degli argentini prima dell’economia. Ma il mondo produttivo continua a dirsi allo stremo: sono migliaia le aziende che hanno chiuso i battenti e le previsioni per i prossimi mesi confermano la tendenza a una ‘resa’.

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