L’Argentina torna indietro, almeno una parte del paese: il governo federale, d’accordo con province e città autonoma di Buenos Aires, ha deciso un inasprimento delle misure di contenimento del coronavirus. Finora l’Argentina ha contato 52.457 contagiati, con 1.167 decessi e oltre 18mila guariti. A preoccupare, però, ci sono la capitale e il suo hinterland: l’aumento dei casi di coronavirus è ormai una tendenza che va consolidandosi da quasi due settimane. Il rischio, secondo le autorità, è troppo elevato rendendo necessario una sorta di ritorno alla fase uno.

L’Argentina vive la sua quarantena da ormai cento giorni (dal 20 marzo) e ne avrà ancora. Le nuove misure scattano il 1 luglio e dureranno, salvo nuovo proroghe, fino al 12 luglio, in un clima di insofferenza soprattutto manifestato dalle categorie produttive. Avranno vigore, nella massima intensità, a Buenos Aires e in parte della provincia, lì dove il virus ha continuato a circolare nonostante i provvedimenti di contenimento, poi alleggeriti.

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È nel cosiddetto Amba (area metropolitana di Buenos Aires) che si sta conentrando il 95 per cento dei nuovi casi. Troppi, anche per un sistema sanitario che ha già superato la metà dei posti di terapia intensiva occupati.


Il presidente, Alberto Fernández, insiste sulla necessità di dare priorità alla salute a discapito di una economia già disastrata da recessione, inflazione e quadro finanziario pubblico in un default di fatto. Sulla stessa linea, con timidi distinguo, anche il governatore della provincia di Buenos Aires e il ‘super sindaco’ della capitale.

Le misure che saranno annunciate nelle prossime ore impongono un isolamento obbligatorio e preventivo, con le dovute eccezioni previste per attività fondamentali ed esigenze lavorative e di salute dei singoli. Una quarantena in senso stretto, che prevede anche una forte limitazione ai servizi di mobilità.

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