Un altro elemento si aggiunge alla descrizione della situazione di emergenza sanitaria che attraversa l’Argentina per la seconda ondata di coronavirus. Cresce il livello di occupazione dei posti di terapia intensiva, in modo particolare nell’area metropolitana di Buenos Aires e nelle strutture pubbliche della capitale.

coronavirus argentina sospeso export ossigeno medicinale

Qui, l’ultimo dato fornito dalle autorità della città autonoma parla di un livello all’86,2 per cento. Motivo, questo, tra gli altri, che sta suggerendo un rafforzamento delle misure di contenimento. Tra le misure urgenti, la sospensione dell’export di ossigeno a uso medicinale.

Stando ai numeri forniti dal ministero della Salute sono 5.134 i ricoverati nelle unità di massima cura con una occupazione del 68,3 per cento a livello nazionale, ma sopra al 77,4 per cento nell’area metropolitana di Buenos Aires. Quest’ultima, dal marzo del 2020, è il centro dell’epidemia di Covid-19 nel paese e l’area per la quale, con l’ultimo decreto del presidente Alberto Fernández, è stato disposto il grado più alto di misure restrittive.


Crescendo la pressione sulle strutture sanitarie del paese, il governo nazionale ha sospeso l’export di ossigeno per uso medicinale per consentire maggiore risposta alla domanda interna, cresciuta di pari passo con i contagi e i ricoveri.

Lo stesso ministero della Sanità spiega che il ricorso all’ossigeno da parte dei pazienti positivi al nuovo coronavirus, nella sola ultima settimana, è cresciuto addirittura del 300 per cento. Di qui le difficoltà di molti nosocomi a reperirne con facilità e in tempi rapidi.

Al tempo stesso, il ministro delle Attività produttive, Matías Kulfas, annuncia che sono in arrivo anche norme ad hoc per evitare forme di speculazione sull’ossigeno e assicurare la totalità della produzione alle strutture ospedaliere.

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