La vaccinazione contro il nuovo coronavirus parte anche Argentina. Dopo l’arrivo delle 300mila dosi del vaccino di produzione russa, lo Sputnik V, il governo ha precisato i termini del programma di immunizzazione denominato Piano strategico per la vaccinazione contro il Covid-19 in Argentina.

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Il documento indica la distribuzione del vaccino nei vari distretti dell’ottavo paese più grande del mondo ma soprattutto le tappe del processo di vaccinazione, al via martedì 29 dicembre.


Davanti alle 300mila fiale, primo atto di un accordo con Mosca che dovrebbe portare nel paese sudamericano dieci milioni di dosi entro fine febbraio 2021, permane anche una dose di incertezza che si respira in una parte della società.


Stando a quando riscontra la stampa locale, oltre ai dubbi ‘generici’ (presenti nel dibattito in qualsiasi paese del mondo) c’è anche quello dell’origine. Non tutti in Argentina considerano quella russa la via migliore, scelta però considerata “sicura” dall’esecutivo, come il vicino Brasile ha dato il via libera al CoronaVac di produzione cinese.

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A ogni modo, il piano varato dal governo non è considerato definitivo specificando che “sarà oggetto di aggiornamento compatibilmente ai risultati dei test clinici in realizzazione sui vari vaccini”. Ciò che non sarà oggetto di modifica, viene precisato, è “il quadro etico che include il principio di equità” e il carattere di “solidarietà nella comunità nazionale teso a favorire la vaccinazione volontaria”. Una copertura “gratuita e ordinata alla equità sociale”.

Poi, lo schema graduale di somministrazione dovuto agli step di disponibilità del vaccino. In altri termini, le priorità. Sono legate al maggiore rischio di sviluppare la malattia, alla maggiore o minore esposizione al Covid-19, al ruolo di ciascuno nella vita socio-economica del paese, oltre al rischio di incidere sulla catena di trasmissione nel virus.

La vaccinazione contro il Covid-19 in Argentina parte dai grandi agglomerati urbani, quelle aree del paese che nel corso di questi oltre nove mesi hanno presentato maggiori indici di infezione e più alti tassi di mortalità. Tra i settori più a rischio in termini di esposizione, chiaramente, il personale medico-sanitario, seguito dagli appartenenti a forze armate, di polizia e del settore penitenziario, e il personale scolastico docente e non.

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A livello demografico, chiara priorità è data agli ultrasettantenni, gli anziani residenti in strutture come le nostre Rsa, poi i soggetti di età compresa tra i 60 e i 69 anni e tra i 18 e 59 se compresi nelle fasce a rischio, cioè affetti da particolari gravi patologie.

Decisa dal ministero della Salute anche la distribuzione nei vari distretti del paese delle prime 300mila dosi arrivate il 24 dicembre scorso con un volo speciale della Aerolíneas Argentinas. Alla provincia di Buenos Aires e alla capitale, centro dell’epidemia nel paese, vanno rispettivamente 123mila e 23.100 dosi, mentre sono 24.100 e 21.900 quelle destinate alle province di Santa Fe e Córdoba.

Alla provincia di Tucumán vengono assegnate 11.500 dosi, Mendoza 11.000, Entre Ríos 10.100, Salta 8.300, Chaco 7.700, Corrientes 6.700, Santiago del Estero 5.900, Misiones 5.200, San Juan 4.700, Jujuy 4.600, Río Negro 4.400, Neuquén 3.600, Formosa 3.400. Sono 3.300 le dosi iniziali che saranno gestite nella provincia di San Luis, Chubut 3.000, Catamarca 2.800, La Rioja 2.600, Santa Cruz 2.400, La Pampa 2.300, Terra del Fuoco 1.300.

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