L’ultimo bollettino del ministero della Salute parla di 5.776 casi accertati di coronavirus in Argentina, con 300 vittime. Da settimane, le infezioni ‘importate’ da altri paesi attraverso il rientro in patria di argentini sono appena superiori al 16 per cento dei casi totali con prevalenza di quelle derivanti dal contatto con persone infette. Dal principio, però, le aree più colpite continuano a essere Buenos Aires e la sua vasta e popolosa area metropolitana.

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Maggiore preoccupazione delle amministrazioni federale e locale è per i quartieri popolari della città di Buenos Aires: è lì che si concentra il 29 per cento del totale dei casi di coronavirus del distretto. Il numero più preoccupante, 591, è quello del barrio Padre Mugica, più conosciuto come Villa 31, dove la percentuale della positività ai test finora effettuata è addirittura del 67 per cento.

Il bollettino del ministero della Salute, emesso tutti i giorni per illustrare la situazione coronavirus in Argentina, evidenzia uguale preoccupazione per gli altri quartieri popolari dove sono stati accertati ulteriori 500 casi. Di qui la necessità di azioni per una individuazione rapida del virus, considerando la maggiore trasmissibilità in quartieri nei quali il distanziamento sociale risulta meno agevole. Il nuovo programma governativo Detectar cercherà di dare una risposta operativa in termini di diagnosi precoce e conseguente isolamento dei positivi.

I numeri hanno portato a una differenziazione anche nei termini della quarantena. Lo scorso venerdì il presidente, Alberto Fernández, ha disposto una ulteriore proroga delle misure di distanziamento sociale fino al 24 maggio. Se, infatti, per il resto del paese di parla di ‘fase quattro’ con le prime riaperture delle attività economiche, Buenos Aires e la sua area metropolitana restano alla fase tre, con misure più rigide.

Tuttavia, il governo autonomo della città di Buenos Aires ha autorizzato, da martedì 12 maggio, la ripresa di alcune attività commerciali solo dal lunedì al venerdì con orario ridotto.

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