Il bollettino emesso dal ministero della Salute conferma la preoccupazione dei giorni scorsi: l’Argentina è nella seconda ondata di coronavirus. Il dato è allarmante: nelle ultime 24 ore monitorate i nuovi contagi sono 20.870 ed è il numero più alto dall’inizio della pandemia, aggiornando il totale dei casi a 2.428.029. I decessi sono 163 e 56.634 le persone che nel paese hanno perso la vita in questi tredici mesi.

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Non è un caso isolato nella regione sudamericana dove il Brasile ha registrato 4.211 morti nell ultime 24 ore e l’Uruguay, da paese meno colpito, si è ritrovato ai primi posti per incidenza di casi sul milione di abitanti.

In Argentina le terapie intensive mostrano i segni delle nuove difficoltà, occupate al 57,4 per cento a livello nazionale e al 63,5 per cento nell’area metropolitana di Buenos Aires, dal prinicipio distretto più problematico. Tant’è che dei 20.870 nuovi casi, la metà (10.402) sono localizzati nella provincia di Buenos Aires e 2.281 nella capitale.


Le proporzioni della diffusione attuale del coronavirus in Argentina sono spiegate dalla distribuzione nelle vsarie province. Sono 124 a Catamarca, 229 nel Chaco, 154 Chubut, 467 Corrientes, 1.843 Córdoba, 415 Entre Ríos, 89 Formosa, 81 Jujuy, 165 La Pampa, 75 La Rioja, 785 Mendoza. Ancora: 218 a Misiones, 169 Neuquén, 214 Río Negro, 246 Salta, 251 San Juan, 402 San Luis, 162 Santa Cruz, 1.296 Santa Fe, 104 Santiago del Estero, 75 Terra del Fuoco e 623 nella provincia di Tucumán.

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Prosegue, intanto, la campagna vaccinale a autunno australe iniziato. A sera inoltrata del 6 aprile, le dosi distribuite sono 6.322.446 e 4.515.834 quelle somministrate. Ad avere ricevuto la prima dose in Argentina sono 3.816.236
mentre 699.598 persone entrambe. A livello nazionale la fasce di rischio risultano imminuzzate al 24,3 per cento.

Inevitabile parlare di nuove misure che, stando alle prima anticipazioni, potrebbero essere più rigide nel territorio della provincia di Buenos Aires, a cominciare da un coprifuoco dalle 22 alle 6. Maggioranza e opposizione, però, sembrano argomentare su diverse priorità, con il blocco che fa riferimento all’ex presidente Mauricio Macri resistente al ritorno a restrizioni.

Nel dibattito politico, tra rinvio e conferma, entrano anche le prossime Paso, le elezioni primarie obbligatorie, propedeutiche al voto parlamentare parziale del prossimo ottobre. E anche il calcio è costretto a tornare a protocolli rigidi su tutto il territorio nazionale e per tutte la categorie.

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