Anche la crisi argentina, come ogni crisi economica profonda, porta sempre con sé cambiamenti importanti, anche nella quotidianità delle popolazioni coinvolte. E a volte riesce a modificare abitudini e comportamenti che in precedenza venivano ritenuti immutabili. Sembrerebbe essere questo il caso delle abitudini alimentari degli argentini, tradizionalmente legati a una dieta basata su un largo consumo di carne (almeno se rapportato alle abitudini degli italiani).

L’argentino medio, infatti, è (o forse meglio, era) abituato a mangiarne diverse volte a settimana, ma negli ultimi mesi le cose stanno cambiando nettamente. A fronte di un’inflazione che a fine anno supererà il 44 per cento, gli argentini preferiscono consumare meno carne rispetto alle loro radicate consuetudini, optando per cibi meno costosi.


Un’indagine Reuters condotta fra consumatori, macellai e allevatori ha rilevato una tendenza chiara. Se i primi ormai guardano con molta più attenzione che in passato a pasta e riso, i secondi lamentano un crollo delle vendite nell’ultimo periodo. Produttori e distributori, invece, molto dipendenti anch’eessi dal mercato interno, stanno riuscendo a tenere botta grazie all’aumento delle esportazioni verso Russia e Cina, tradizionali mercati di sbocco.



A ogni modo, la questione trascende i confini economico-alimentari: per molti, mangiare carne è parte dell’identità culturale argentina. Anche se negli ultimi sessant’anni il consumo medio è andato (blandamente, per la verità) riducendosi, gli argentini restavano tranquillamente fra le popolazioni più ‘carnivore’ del mondo. Lo scorso settembre, invece, il calo delle vendite è stato talmente brusco da ridurre la media annuale di consumo pro capite di carne a 49 chili, con una perdita di oltre il 17 per cento rispetto al mese precedente.

La politica economica restrittiva del governo Macri, coi suoi tagli ai sussidi per gas, elettricità e acqua, ha reso la vita quotidiana degli argentini più costosa, con inevitabili effetti sulla spesa alimentare: un altro duro colpo alla popolarità dell’attuale esecutivo.

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