L’Argentina risponde, con l’accoglienza, alla crisi venezuelana che ha ormai assunto i caratteri di una emergenza umanitaria. La stima delle autorità di Buenos Aires indica in 180mila i venezuelani che vivono nel paese costituendo, con queste dimensioni, la principale etnia immigrata degli ultimi anni, superando la storica presenza di boliviani, paraguaiani e peruviani.

Numeri che hanno portato i decisori argentini alla predisposizione di norme ad hoc per una efficace gestione del flusso migratorio. Principale obiettivo è dare impulso a una distribuzione dei nuovi immigrati tra le province in grado di assorbire nuova manodopera. Si tratta di strumenti necessari a scongiurare il loro radicamento massiccio nella capitale e nei ‘partidos’ limitrofi. Dagli uffici centrali competenti segnalano l’operatività di accordi con le province patagoniche di Chubut, Río Negro e Neuquén e con quella occidentale di San Juan.

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La cifra di 180mila è confermata anche dall’ambasciatrice venezuelana a Buenos Aires designata da Juan Guaidó, Elisa Trotta Gamus, ma avverte che potrebbero essere di più giacché, con ogni probabilità, qualche migliaia non ha provveduto a registrarsi. Trotta, inoltre, stima in altri centomila i venezuelani che potrebbero arrivare in Argentina nei prossimi mesi del 2019.

Nonostante i numeri e nonostante le note difficoltà del paese, l’Argentina non sembra spaventata da un afflusso così consistente. Ed è così soprattutto perché si tratta di migranti con buoni, talvolta ottimi, livelli di istruzione e specializzazione. Per esempio, sono già 278 i professionisti della sanità occupati nelle province di Corrientes, Jujuy, Neuquén, Río Negro, Terra del Fuoco, Catamarca, Entre Ríos, Córdoba e Salta.

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Ugualmente, nelle località turistiche di Neuquén e Bariloche si registrano venezuelani impiegati in alberghi e esercizi commerciali, o che hanno dato vita a piccole imprese. Si stima in ventimila i professionisti venezuelani, in testa ingegneri e ambito sanitario. Nel solo 2019, il ministero dell’Istruzione ha legalizzato cinquecento titoli di studio nella sola Buenos Aires e settemila nel resto del paese.

L’approccio argentino sembra essere quello di puntare sull’integrazione dei venezuelani in fuga da Maduro nel mercato del lavoro. Sono diverse le realtà pubbliche e private che segnalano l’impiego dei nuovi arrivati. Come la compagnia petrolifera statale Ypf che ha assorbito oltre 80 professionisti nelle attività di Vaca Muerta, la principale area di estrazione del paese. Varie sono le imprese e istituzioni che stanno contattano ingegneri e tecnici.

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Medici venezuelani sono stati assunti dai governi delle province di Río Negro e Terra del Fuoco, così come dall’ospedale oncologico di Lanús, nella provincia di Buenos Aires, e dal Centro Médico San Lucas di Gualeguaychú, Entre Ríos. Poi c’è il caso del Renatre, ente del settore agricolo, che ha a suo carico registrati circa diecimila immigrati, e che sarà coinvolto in progetti di orientamento al lavoro agricolo.

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