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“Eva Perón beata”. Dall’Argentina l’azzardata richiesta alla Chiesa


“Eva Santa del Pueblo”. È questo il motto della Confederación general del trabajo (Cgt, il sindacato argentino di ispirazione peronista) impiegato per chiedere alla Santa Sede che dichiari beata Eva Perón. Iniziativa che segue alle recenti celebrazioni per il centenario della sua nascita, lo scorso 7 maggio.

Nel suo comunicato, la Cgt enta una lettura anche para-religiosa dell’opera di Evita in Argentina: “Eva Perón ha speso la sua vita con la missione di dare dignità alla persona, sintesi si una profondo fede verso il popolo e verso Dio. E a cento anni dalla sua nascita continua a essere nel cuore del popolo insieme alla Vergine Maria”.

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E ancora: “Le sue opere di bene un dono al popolo argentino e iberoamericano con sete di giustizia. Il suo amore è stato come il difficile cammino con la Croce per dare giusitizia e verità”. Secondo la Cgt, in sostanza, l’opera di Evita si è sviluppata con principi e in un contesto di base e di obiettivo “cristiano, cattolico e umanista” convertendo “la massa dei disperati in un popolo con coscienza sociale, fede condivisa e senso della comunità”.

Il sindacato peronista cerca di intercettare il favore di papa Francesco: “La rinascita dell’Argentina si basa su queste nostre fonti spirituali. Il pontificato di Francesco può illuminare questo cammino e noi siamo disposti a ripercorrere le orme lasciate dai notri migliori uomini e donne”.

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Al momento, però, c’è cautela, e forse sorpresa, nelle stanze vaticane. Come spiega al quotidiano argentino Infobae padre Guillermo Marcó, portavoce di Bergoglio nelle vesti di arcivescovo di Buenos Aires, non è usuale che sia un sindacato a promuovere l’istanza di beatificazione, considerandola più “una canonizzazione popolare che una richiesta alla Chiesa di aprire il processo di beatificazione”.

Il processo, come noto, è diverso, più complesso, con i ‘passaggi’ preliminari di servo o serva di Dio e poi venerabile, prevedendo una attenta analisi che accerti i motivi, le cause, oltre a dover provenire dall’interno della Chiesa, da un sacerdote. “Senza un motivo di beatificazione indicato da chi avanza la causa, non è possibile”. Inoltre, circa il ‘ruolo’ di martire di Evita, dalla Santa Sede specificano che il cristiano è martire se muore ammazzato e non per malattia e che la causa di beatificazione non va per acclamazione popolare.

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Del resto, lo stesso papa Francesco, nel 2017, ha introdotto un nuovo motivo per avviare il processo di beatificazione nei casi in cui “con l’intento di seguire il Signore, mosso dalla carità, si è offerta eroicamente la propria vita per il prossimo, accettando liberamente il rischio di una morte certa e prematura”.

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