Ventottesimo e quarantesimo presidente dell’Argentina, Juan Domingo Perón, che lo si voglia considerare positivo o negativo, ha indubbiamente lasciato un segno indelebile nella politica e nella società argentina.

Nato a Lobos, provincia di Buenos Aires, l’8 ottobre 1895, moriva nella tenuta presidenziale di Olivos il 1 luglio del 1974. Perón è stato presidente dal 4 giugno del 1946 al 21 settembre del 1955. Poi, dopo l’esilio, dal 12 ottobre del 1973 al giorno della sua morte.

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Un leader invecchiato decise di lasciare Madrid per tornare in patria il 20 giugno del 1973, ponendo fine a un esilio durato diciotto anni. Un rientro che, però, si trasformò in quello che è passato alla storia come il Massacro di Ezeiza, la località in cui è ubicato l’aeroporto internazionale di Buenos Aires.

Ad attenderlo c’era una folla oceanica composta dalle due anime del peronismo, destra e sinistra, che erano riuscite a convivere senza mai affrontarsi in modo radicale. Nonostante il clima di festa, a Ezeiza ci furono scontri, provocati dall’ala estrema della destra peronista, con un bilancio enormemente drammatico di morti e feriti.

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Il 23 settembre dello stesso 1973 Perón si affermava alle urne con il 62 per cento dei voti, un trionfo che non servì a ricomporre le divisioni tra ortodossi e rivoluzionari. Due giorni dopo il voto, un sindacalista molto vicino a Perón, il segretario generale della Cgt, José Ignacio Rucci, fu assassinato in un agguato organizzato dai Montoneros, la parte sinistra del peronismo.

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Cominciava così l’escalation organizzata dalla Triple A, la Alianza Anticomunista Argentina tollerata dal ministro José López Rega, con una campagna anche violenta contro gli esponenti del peronismo considerati orientati a sinistra. Lo stesso Perón, in un evento per il 1 maggio, non risparmiò critiche e offese ai Montoneros, che abbandonarono la piazza.

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Nelle settimane successive, l’economia dava segnali negativi tra inflazione e carenza di alcuni beni essenziali. Cresceva il malcontento a livello popolare ed erano gli stessi giorni in cui la salute di Perón, costretto, il 29 giugno, a delegare alla moglie vicepresidente la guida del paese.

Alle 13.15 del 1 luglio 1974, Juan Domingo Perón riceveva l’estrema unzione. “È morto un apostolo della pace e della non violenza”, fu l’annuncio in televisione di Isabel Martínez de Perón, a cui toccò prendere le redini dell’Argentina. Fino al 24 marzo del 1976, giorno in cui il paese piombò nella dittatura civico-militare che si concluse il 30 ottobre del 1983.

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