L’allerta emessa dal governo argentino si colloca in un quadro allarmante per tutto il continente sudamericano. Nell’arco di un solo mese, difatti, i casi sono stati ben 1.685, dunque 787 in più dello scorso anno. L’Organizzazione panamericana della sanità (Ops) ha dato voce alle sue preoccupazioni in un rapporto in cui dichiara che i casi di contagio sono aumentati del 46,7 per cento solo nelle ultime due settimane, la maggior parte dei quali sono stati registrati in Venezuela e Brasile. L’Ops incoraggia i governi a controllare le frontiere e garantire l’accesso ai vaccini per evitare che il virus si insedi nel continente a livello endemico. In Argentina si sono già verificati 4 casi di malattia conclamata in bambini al di sotto dei 12 mesi di età, quando il vaccino non può essere somministrato prima del compimento del primo anno. L’ultimo caso, verificatosi la scorsa settimana in un bambino di 10 mesi della provincia di Buenos Aires, ha motivato una riunione di specialisti di epidemiologia.


La suggestiva sede del ministero della Salute

Il rapporto diffuso dopo l’incontro contiene diverse raccomandazioni per contenere i contagi. Tra queste c’è il potenziamento delle politiche di vaccinazione e l’elaborazione di protocolli per snellire le procedure di diagnosi e classificazione dei pazienti che ricorrono a strutture medico-sanitarie. Anche Angela Gentile, direttrice della commissione regionale per l’eradicazione del morbillo e della rosolia, è intervenuta ricordando alla popolazione che il morbillo è una malattia estremamente contagiosa e che si diffonde a partire da quattro giorni prima e quattro giorni dopo il manifestarsi dei primi sintomi.


Tuttavia, il rapporto diffuso dall’Ops indica che i casi di morbillo non sono aumentati solo nel continente sudamericano, ma anche in Stati Uniti e Canada. L’emergere di questi dati potrebbe essere una diretta conseguenza della allarmante diminuzione dei vaccini che si registra negli ultimi anni. Oltre al morbillo, sono diverse le malattie quasi sconfitte che stanno tornando a diffondersi, come la difterite. La tendenza di alcuni genitori a non vaccinare i propri figli è vista come un fenomeno pericoloso che va combattuto in ogni modo, poiché mettono in pericolo non solo i propri figli, ma anche i bambini con cui entrano in contatto. Non a caso sono all’ordine del giorno le espulsioni di “professionisti no-vax” dagli ordini dei medici di tutto il mondo, a partire da quella del britannico Andrew Wakefield, che pubblicò nel 1998 il primo studio che metteva in relazione l’insorgere dell’autismo con il vaccino trivalente Tpr (morbillo, parotite e rosolia). Il ministero della Salute argentino pianifica una campagna di vaccinazioni che riporti al 95 per cento la quota di popolazione immune alla malattia.