Non sarà una corsa semplice quella di Pedro Opeka: dovrà vedersela con candidati forti come l’Organizzazione mondiale della sanità, l’attivista svedese Greta Thunberg, l’oppositore russo Alexander Navalny e il movimento Black Lives Matter. Ma anche il presbitero argentino, nato nel 1948 nella località bonaerense di San Martín, insieme alla sua comunità di Akamasoa (Città dell’amicizia), da lui fondata è uno dei nomi proposti per il Premio Nobel per la pace 2021.

padre pedro opeka premio nobel pace madagascar akamasoa

La candidatura di Pedro Pablo Opeka, noto nel mondo cattolico e della solidarietà internazionale, è stata avanzata da Janez Jansa, capo del governo sloveno, suo paese di origine. I suoi genitori, originari della Slovenia, fuggirono dalla Jugoslavia di Tito quando il padre, Luis Opeka, nel 1945 era stato condannato alla fucilazione nel 1945 per le sue convinzioni cristiane. Una fuga che ha visto l’Italia come prima tappa e poi il viaggio definitivo in Argentina.


Secondo il governo di Lubiana, il religioso e la comunità Akamasoa sono il simbolo di un impegno concreto e globale nella lotta contro povertà, emarginazione e ingiustizia. È da decenni che Pedro Opeka dedica la sua vita agli ultimi, agli emarginati attraverso la comunità nella periferia di Antananarivo. Il Madagascar è stato una delle sue prime missioni da quando ha abbracciato lo spirito dei padri lazzaristi.


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La comunità Akamasoa, al 32esimo anno di attività, comprende più di 18 villaggi, dove ex senzatetto e famiglie vivono in più di 4mila case di mattoni. A bambini e ragazzi offre un’istruzione completa fino all’università e sono circa in 13mila a essere inseriti nel sistema scolastico. I giovani hanno anche la possibilità di formarsi per vari mestieri e sono circa 500 i locali impiegati nell’organizzazione. La comunità dispone anche di sei cliniche, tre ospedali, quattro strutture sanitarie per la maternità e 18 campi sportivi.

Grazie agli sforzi di padre Pedro Opeka e dei suoi collaboratori, in Madagascar più di mezzo milione di poveri sono stati condotti a una esistenza dignitosa, compresa la distribuzione di circa cinque milioni di pasti all’anno. Fu chiaro dal principio parlando alla gente che sopravviveva in case di plastica e cartone sulla discarica: “Se siete disposti a lavorare io vi aiuto”. E in migliaia lo hanno seguito.

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Per padre Opeka questa è la seconda nomination per il Nobel per la Pace dopo quella del 2012. Nel 2019 ha ricevuto in Madagascar la visita di papa Francesco che aveva già conosciuto in passato in quanto compagno di studi di teologia.

Malvinas, un veterano argentino e uno britannico candidati (insieme) al Nobel per la Pace 2021

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