Sono arrivati gli attesi dati dell’Indec, l’istituto nazionale di statistica: i nuovi indici di povertà in Argentina. I numeri si riferiscono al secondo semestre del 2018 e segnano un peggioramento della situazione. La povertà è salita al 32 per cento, quai sette punti in più del 2017, quando era al 25,7 percento. Allo stesso modo l’indigenza è salita dal 4,8 al 6,7 per cento.


L’Indec segnala altresì che gli stessi indici appaiono in aumento anche rispetto al primo semestre del 2018, quanto la povertà era al 27,3 per cento e l’indigenza al 4,9. Il che vuol dire che tutto dipende dall’ultima regressione dell’economia nazionale.

Varia è la situazione all’interno di un paese enorme e vario dal punto di vista territoriale, economico e sociale. Le cifre più alte di povertà e indigenza si registrano nel nord-est col 40,4 per cento; segue il nord-ovest col 34,5 e la regione pampeana dove i poveri sono il 32,1 per cento della popolazione. Sotto la media nazionale, invece, il Cuyo (31,5), il Gran Buenos Aires (31,3) e la Patagonia (24,9).

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Carolina Stanley


Alcuni dati isolati dall’Indec: tra le province è Corrientes la più povera, col 49,3 per cento; nei partidos del Gran Buenos Aires la povertà è al 35,9 per cento; a Salta il 37,7; nell’area metropolitana di Córdoba l’indice di povertà è il 35,7 per cento.

Sul piano demografico, la povertà insidia in misura maggiore i minori di quattordici anni. Le statistiche presentate ufficialmente oggi situano il 46,8 per cento di loro sotto la soglia della povertà.

Un responsabile mea culpa è arrivato da Carolina Stanley, ministro della Salute e dello Sviluppo sociale: “Oggi è un giorno triste”, ha detto, aggiungendo che quello che il governo ha fatto finora “non è sufficiente” a invertire gli indici di povertà, ma gli sforzi continuano “in ogni ministero”.

Ed è naturale che quello dell’aumento della povertà in Argentina sarà un grande tema della campagna elettorale ormai di fatto cominciata. È per questo che Stanley ha dichiarato che “abbiamo voluto dire la verità”, riferendosi alle accuse di dati ‘rivisti’ che in questi anni sono state mosse ai governi di Cristina Fernández.

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