La comunità della provincia de La Rioja era in attesa da anni, fino alla decisione arrivata nel giugno del 2018: il vescovo Enrique Angelelli sarà beato. La cerimonia è fissata per il prossimo 27 aprile. Gli stessi onori ai sacerdoti Carlos de Dios Murías e Gabriel Longeville, oltre al laico Wenceslao Pedernera. Tutti vittime dell’ultima dittatura militare, in un’atmosfera torbida, di silenzi e impunità.

E torbida è anche la storia del vescovo, da molti definito il ‘Romero d’Argentina’ per la sua vicinanza ai settori deboli della società e alle loro istanze. I suoi detrattori, al contrario, lo consideravano un ‘vescovo rosso’. Enrique Angelelli, nato a Córdoba il 17 giugno del 1923, era figlio di emigranti italiani. Entró in seminario a quindici anni e l’ordinazione sacerdotale arrivò nel 1949. La sua nomina a vescovo de La Rioja il 3 luglio del 1968, da Paolo VI.


beatificazione vescovo enrique angelelli beato argentina


Si era messo dalla parte dei deboli, apertamente e pubblicamente con parole e fatti concreti. Agli albori della dittatura – era il 12 febbraio del 1976 – il vicario della diocesi di La Rioja e due membri di una organizzazione sociale furono arrestati dai militari. Affrontò i militari, chiedendo notizie sugli arrestati ma ricevette minacce.


Nello stesso periodo gli organi di stampa vicini alla ditatura diedero avvio a una intensa campagna mediatica denigratoria, a cominciare dalla testata ‘El Sol’, che lo accusava Enrique Angelelli di “terzomondismo” per i suoi sermoni, di essersi messo dalla parte dei sovversivi, di mescolare religione e guerriglia.

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Il vescovo sapeva di avere i giorni contati, che prima o poi sarebbero andati a prenderlo per portarlo via come migliaia di altri cosiddetti sovversivi. Accadde il 4 agosto del 1976. Era alla guida della sua Fiat 125, di ritorno da una messa. Circondata da un veicolo militare, la sua vettura fu fatta ribaltare.

Per anni le versioni ufficiali hanno parlato di incidente. Versioni in alcuni casi ‘comode’, in altre costrette da intimidazioni e minacce figlie del contesto autoritario. Anche la Chiesa accettò la versione dell’incidente (l’Osservatore Romano parlò di uno “strano incidente”), nonostante (ufficiosamente) alcuni dei suoi membri avessero contestato quella ricostruzione. È stato papa Francesco, l’8 giugno del 2018, a riconsocere come martirio la morte di Angelelli aprendo la strada per la beatificazione.

Nel fratempo, nel luglio del 2014, grazie alla riapertura di numerosi processi a carico di militari e civili espressione della dittatura, era arrivata la condanna all’ergastolo per due alti ufficiali dell’esercito, gli stessi a cui qualcuno aveva visto sparare il colpo di grazia alla testa del vescovo dopo il provocato incidente.

Ora la comunità di La Rioja si prepara alla celebrazioni, con diversi eventi tra il 22 e il 26 di aprile per rendere omaggio alla memoria dei suoi quattro martiri.

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