Essere nella caotica ma avvolgente Buenos Aires e decidere di visitare Iruya: è ritrovarsi in un mondo diverso opposto. Iruya è un piccolo villaggio arroccato tra le montagne del nord dell’Argentina, nella provincia di Salta, che a prima vista fa pensare a un presepe. È così per la conformazione del paesino e per la semplicità delle sue case di pietra e paglia, pittoresche agli occhi dei turisti.

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La storia di Iruya è lunghissima e la sua fondazione è datata al 1753 ma si ritiene ancora precedente, nel secolo 17esimo, testimoniato da documenti ritrovati in una parrocchia di Humahuaca, nella vicina provincia di Jujuy. Gli insediamenti di Iruya sono soprattutto di origine precolombiana che, secondo gli storici, riportano agli oclayos, popolo dell’etnia kolla che derivavano dal kollasuyo, una delle quattro regioni dell’antico Impero inca.


È per questo che, al pari di altre aree del nord dell’Argentina, a Iruya la cultura precolombiana si è nei secoli mescolata a quella ispanica dei conquistarores. Gli abitanti di Iruya, circa 1.500, sono unicamente del luogo, abituati da decine di generazioni a sopportare le condizioni geografiche non proprio agevoli. Vestono principalmente con i tradizionali abiti colorati prodotti in autonomia e legati a usi e costumi antichissimi nonostante il progresso.


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La prima sensazione del turista che visita Iruya, camminando tra le viuzze anguste e sterrate, è di salire o scendere da una montagna. È l’effetto dell’inclinazione del terreno sul quale sorge il villaggio. Si trova, difatti, a 2800 metri sul livello del mare a 320 chilometri dalla capitale provinciale Salta. È per questo una meta sempre più frequentata dai turisti che visitano ‘La Linda’.

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Cosa fare e vedere a Iruya

Visitare il villaggio percorrendo le sue strade e scoprire luoghi e usanze è l’attività fondamentale, alla quale si possono abbinare uscite a cavallo e trekking. Grande attrazione sono le feste religiose che hanno luogo nella prima settimana di ottobre con i riti per la Vergine del Rosario tra canti e musica con gli strumenti autoctoni come quenas, cajas e sikus. L’atmosfera è arricchita dai balli dei cachis, gruppo mascherato la cui danza simboleggia l’eterna lotta tra il bene e il male.

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Tra i luoghi da visitare, il Mirador de la Cruz dal quale si può osservare il villaggio dall’alto, il fiume Iruya, la chiesa di Nuestra Senora del Rosario y San Roque, la casa della cultura Awawa. Poco fuori Iruya, inoltre, meritano una visita le rovine di Titiconte, resti di una fortificazione precolombiana.



Quando e come arrivare

Pur essendo nel territorio provinciale di Salta, non c’è nessuna via diretta e si arriva a Iruya solo dalla provincia di Jujuy percorrendo la Ruta nacional numero 9 per poi immettersi nella provinciale 13. Ci si può arrivare in auto con l’avvertenza che occorre percorrere strade ripide e strette che consentono il passio di un solo veicolo per volta e a bassa velocità.

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È per questo che la maggior parte dei turisti preferisce affidarsi al trasporto pubblico, i cui autisti sono abituati alla particolarità di quelle strade. Una soluzione che, peraltro, consente di godersi il paesaggio. I bus partono da San Salvador de Jujuy con soste a Purmamarca, Tilcara e Humahuaca. Il periodo migliore è quello compreso tra i mesi di giugno e ottobre.

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