buenos aires campanópolis villaggio antonio campana

Campanópolis: quel villaggio surreale nato dal sogno di un italiano d’Argentina, poco fuori Buenos Aires


Sorge nella località di González Catán, poco fuori Buenos Aires: una mezz’ora di auto, 35 chilometri dal centro di Capital Federal. Campanópolis un luogo fuori al comune, a tratti magico, surreale, nato dall’idea di Antonio Campana. Eclettico, in stile medievale, il villaggio è composto da una serie di costruzioni unite da stradine lastricate, vicoletti e luoghi segreti creando una perfetta atmosfera storico-fiabesca.

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I visitatori si imbattono in fontane, laghetti, ponti di legno ricavato da alberi autoctoni che si ergono su isolotti. C’è anche un mulino a vento in stile olandese, una cappella in stile coloniale e un treno di quelli che ricordano i decenni ormai andati. Ancora, un museo con oggetti in ferro battuto, opere d’arte di vario genere ed epoca e diverse costruzioni che richiamano il Medioevo, seppure arricchito da stili diversi. Il tutto dà vita a un luogo fuori dal comune.



Il villaggio di Campanópolis fu sognato, progettato e realizzato da Antonio Campana, figlio di immigrati italiani, da cui prende il nome. Sorge su un terreno di circa duecento ettari caratterizzati da pianure, boschi, fiumi, ruscelli e laghi. La sua storia cominciò nel 1976, quando Campana ottenne la proprietà del terreno. Successivamente fu espropriato per pubblica utilità, ma l’uso al quale fu destinato ne comportò inquinamento.

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Di lì una battaglia giudiziaria per recuperare il terreno, anni in cui sopraggiunsero problemi di salute. Furono questi a scatenare in Antonio Campana lo stimolo di creare qualcosa di bello, che desse ulteriore senso alla sua esistenza. Chi racconta la sua vita lo descrive influenzato dai valori del lavoro inculcati dai genitori, arrivati in Argentina dall’Italia nel 1930 (è nato ad Avellaneda, provincia di Buenos Aires, nel 1933, morto il 2008).



Animato dal desiderio di fare si improvvisò progettista, e spinto dall’idea di riciclare materiali in disuso. Riuscì anche a risanare i terreni dall’inquinamento di materiale sanitario che veniva lì stoccato dallo Stato. Come ci sia riuscito lo spiega anche la sua storia. A 13 anni già lavorava in magazzino, aiutato dalla conoscenza della lingua italiana. Nel tempo libero aprì una fabbrica di spazzole artigianali.

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Successivamente gli studi da dattilografo, odontotecnico, mentre cresceva l’attività commerciale di famiglia, aperta progressivamente a diversi settori merceologici. A 25 anni il matrimonio con Liliana, italiana, dal quale arrivarono tre figli.

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Poi la malattia, un cancro, a cinquant’anni che lo portò a intensificare il suo lavoro ma anche il progetto che sarebbe poi diventato Campanópolis. Chi lo ha conosciuto ritiene che proprio l’impegno in quella ‘follia’ gli ha allungato la vita di venticinque anni.

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Riciclando materiali, costruisce questo villaggio medievale con ampio spirito ecologico. Ma senza un criterio, uno maestria ingegneristica o architettonica reale. Ed è proprio qui la chiave della stranezza affascinante di Campanópolis.

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Campanópolis è tra le idee per una giornata fuori da Buenos Aires, in gruppo o in visita individuale, con biglietti di ingresso che, a seconda della categoria, costa al massimo 300 pesos, 6 euro.

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